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Storia

Antico documento su Piuro e sulla Pietra Ollare

Così scriveva Ulrich Campell, 1573 nel passo tratto da: "Raetiae alpestris topographica descriptio".
 

"Già da molto tempo Piuro è ritenuta famosa soprattutto per la lavorazione dei recipienti torniti (i laveggi) che ivi si fa quasi di continuo, ricavati da uno speciale tipo di pietra. Infatti questa si scava in un monte sulla sinistra (del fiume) un po' in alto, da caverne di profondità quasi incredibile, entro cui singoli uomini strisciano con le mani e coi piedi o piuttosto con le ginocchia, a causa delle loro strette aperture e degli angusti cunicoli; penetrano assai profondamente mediante gradini ricavati e incisi nel monte e nella roccia, perché‚ scavando continuamente ed estraendo quel materiale, nel corso ormai di tanti secoli si sono abbassate sempre più. Quivi i pezzi di pietra o blocchi compatti, grezzi come sono o appena un po' sgrossati con martelli e speciali picconi, dopo essere stati staccati dalla roccia e ridotti in forma tondeggiante, come devono essere i laveggi, sono portati all'aperto sul dorso o meglio legati alle gambe da singoli uomini (perché‚ lì dentro un maggior numero per la ristrettezza dello spazio, non potrebbe dare alcun aiuto), i quali allo stesso modo strisciando con cautela lungo quei gradini e muovendosi pian piano risalgono in superficie. Questi blocchi poi sono trasportati dal monte a Piuro mediante appositi congegni da quattro, sei e talvolta otto uomini secondo la mole di ciascun blocco, fino alle officine che si trovano lungo il fiume. Qui finalmente i laveggi vengono torniti come si deve e sono ridotti ad una incredibile sottigliezza mediante torni azionati dall'acqua del fiume e mediante scalpelli di ferro di vario tipo, corti e via via più lunghi, diritti o ricurvi e adatti a compiere l'opera come si richiede. Si ricavano davvero in modo straordinario dallo stesso blocco recipienti in numero variabile, ora più ora meno, talvolta venti e più sino a ventotto, in proporzione appunto alla grossezza dei blocchi, di dimensioni via via decrescenti e così entrano gli uni degli altri e tra loro si contengono. Questi laveggi, stretti presso l'orlo da fasce di ferro o di rame, sono forniti di appigli o di manici per cui si sospendono sopra il focolare. Siffatte pentole o paioli, propriamente in origine chiamati lebetes, sono detti sia dai Reti, che un tempo parlavano latino, sia dagli Italici propriamente e unicamente lavets, sebbene Ovidio, per catacresi o abusivamente, scriva: "Venti fulvi lebeti fatti di bronzo lavorato".

Quantunque queste nostre pentole o laveggi, che costano tanta fatica, siano di metallo alquanto vile e di materiale assai fragile, facile a fondersi, tuttavia nella vicina Italia sono dappertutto molto apprezzati e sono esportati in gran quantità perché‚ è stato sperimentato ed è ritenuto come cosa certa che essi, quando, riempiti di qualsiasi cosa e posti sul fuoco bollono, non tollerano in sé‚ alcun veleno, ma qualunque sostanza tossiva vi si trovi immediatamente evapora e viene eliminata. Di conseguenza per la proprietà di siffatta pietra, anche se si produce in essa qualche crepa, cosa che può facilmente capitare, essi non vengono buttati via, ma la fessura viene serrata e stretta con uno o due legamenti fatti di filo di ferro o di rame, come altrove si sogliono cucire dai più poveri le scodelle di legno che si siano rotte. Forse mi sono dilungato un po' troppo su questa lavorazione, perché‚ ignoro se mai una cosa del genere si trovi in altra parte del mondo, tranne che nell'isola di Sifno, e non so se qualcuno mai abbia lasciato scritto qualcosa su questo argomento, ad eccezione di Francesco Negri di felice memoria, poeta ed uomo di grande dottrina, il quale nella sua "Raetia" così cantò: "Non ho dubbio che Plinio abbia scritto ciò relativamente a questa lavorazione dei laveggi di Piuro, sia perché‚ il territorio di Piuro e il seguente territorio chiavennasco sono contigui al Lario o Lago di Como (anzi una volta erano sotto la giurisdizione di Como, come risulta nella mia storia) sia perché‚ la pietra che a Piuro è ridotta in laveggi col suddetto sistema, è quasi di colore verde".


Fascino e magia della pietra ollare

La lavorazione della Pietra ollare e´ tra le attivita´ artigianali piu´ antiche delle alpi, le pentole fatte con questa pietra risalgono a 3000 anni fa, ma l'oggetto piu´ antico rinvenuto durante uno scavo archeologico e´ stato datato al periodo neolitico e raffigura un idolo. Possiamo considerare la pietra ollare come pietra magica perche´ resiste al fuoco, conserva la temperatura per molto tempo, si puo´ trasformare in pentola, cuoce in modo impareggiabile, non si usano condimenti, durante la cottura si mette poco sale, e´ antiaderente di natura, esalta il sapore dei cibi, conserva gli alimenti per mesi e anche per anni, lo strutto si mantiene per 50 anni in recipienti di pietra ollare posti in cantina, si puo´ trasformare in calici, esalta il sapore del vino, e se il Graal fosse stato in pietra ollare. Le prime notizie scritte sono di Plinio il vecchio di Como, poi ne parlano in tanti, comincia a viaggiare per tutto l'impero romano. La sua storia e la sua patria per millenni e´ la Valchiavenna, dove a Piuro migliaia di artigiani la estraevano dal monte Conto fino a che, un giorno la montagna indebolita da migliaia d'anni d'estrazione nel 1618 precipita a valle seppellendo il fiorente borgo con i suoi innumerevoli palazzi e i suoi duemila abitanti. Questa pietra magica fa anche miracoli e uno di questi viene scritto da San Pier Damiani che nel undicesimo secolo ascolta una storia da un vecchio frate che a sua volta la senti´ da un vecchio cavatore della pietra ollare e la storia comincia cosi´: al termine di una giornata di lavoro nelle miniere di pietra ollare sulle montagne di Piuro, un gruppo di cavatori verso sera scende a valle, ma uno di loro rammentando di non aver nascosto il piccone torna su i suoi passi, entra nella "Trona" (cava in galleria) nasconde il suo attrezzo, fa per uscire ma il monte crolla e blocca l'entrata. La frana e´ cosi´ grande che il poveretto rimane sepolto vivo, i suoi amici cominciano giorno per giorno a scalpellare un passaggio sotto alla frana, il tempo passa e dopo un anno riescono a liberare l'imbocco della cava per poter dare degna sepoltura al malcapitato. Dopo un anno dal franamento il cavatore non e´ morto ma parla e dice che una colomba bianca gli portava del soavissimo cibo (pane bianco, il pane dei re) solo un giorno non arrivo´ e coincideva con l'unica volta che la moglie non ando´ a far dir messa per lui per colpa del brutto tempo che imperversava in fondo valle. La lavorazione di questa pietra continua fino al 1866 quando per le leggi del mercato viene abbandonata completamente e diventa storia. Dopo 123 anni Roberto Lucchinetti artigiano della Valchiavenna riprende a lavorare la pietra ollare, con grande fatica e senza maestri impara nuovamente le antiche tecniche e con lui la pietra ollare rinasce, rincomincia viaggiare, i media diffondono le immagini della pietra lavorata, non e´ piu´ storia, ora fa parte del quotidiano, forme antiche si fondono col moderno. Ora si puo´ ancora cucinare nelle pentole di pietra, bere il vino dai calici in pietra ollare, conservare il caffe´ macinato per oltre un anno senza che perda l'aroma, mantenere il sale asciutto anche se piove per mesi, visitare l' unico laboratorio museo della Valchiavenna. L'artigiano di Piuro e´ stato premiato dal B.I.M. , primo premio all' esposizione Artigiano in Fiera Milano, le televisioni nazionali svizzere, tedesche, giapponesi, hanno fatto documentari sulla pietra ollare, in Italia la RAI con LINEA VERDE, GEO end GEO, SERENO VARIABILE, LA PROVA DEL CUOCO, VERDE MATTINA, ecc. MEDIASET con MELA VERDE, I MITI DELLA MONTAGNA ,NOVEMBRE 2007 DI NUOVO MELA VERDE, FEBBRAIO 2008 SERENO VARIABILE, ecc. Riviste nazionali hanno scritto dell'artigiano della pietra ollare, in Svizzera, Germania, Belgio, America, ora tante persone sanno quanto e´ stata importante nella storia questa pietra. Questa pietra e´ lavoro, sudore, cultura, e´ l'immagine di un popolo alpino che per millenni ha saputo sfruttare nel meglio dei modi quello che la natura le ha donato e ha saputo sopravvivere in una valle dove la roccia fa da padrona e la terra e´ poca. La pietra ollare ha abbellito Chiavenna, con le sue fontane, i suoi portali, le colonne a rocchetto, il fonte battesimale del 1156 tra i piu´ belli delle Alpi, le scale dei conventi consumate dal continuo salire e scendere, gli stemmi, le maschere scaccia malocchio, persino gli acquedotti erano in pietra ollare, le stufe per riscaldare i lunghi inverni chiavennaschi, persino gli orologi solari erano di pietra come quello in esposizione nel laboratorio museo della pietra ollare a Piuro. La pietra ollare vi aspetta in Valchiavenna, una gita alla scoperta delle nostre radici, della nostra pietra, la nostra terra, la nostra cordialita´ di gente semplice e sincera.

Roberto LucchinettiPiuro 11 aprile 2008

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